Oggi, 21 settembre, è la Giornata Zero Emissioni (ZeDay), pensata per dare al mondo una pausa dai combustibili fossili e sensibilizzare sui danni causati dalle emissioni di carbonio.
In questo contesto il settore siderurgico sta affrontando una delle sue più grandi trasformazioni: decarbonizzare la produzione di acciaio. Tra le innovazioni tecnologiche più promettenti spicca l’impiego dell’idrogeno come potenziale “game changer”.
L’idrogeno potrebbe avere tre funzioni chiave nella siderurgia: combustibile sostitutivo del gas naturale, agente riducente in alternativa al carbone e protettore dell’acciaio dall’ossidazione. Attualmente questa terza applicazione è la più diffusa, sebbene con volumi ancora limitati.
Le difficoltà maggiori riguardano la produzione di idrogeno in quantità sufficienti e a costi accessibili, specialmente per il cosiddetto idrogeno verde, che richiede elevati consumi di energia elettrica e acqua dolce per essere prodotto tramite elettrolisi; proprio la sua reperibilità, quindi, è uno degli aspetti che ne rendono più incerte le prospettive di utilizzo.
Un’alternativa più realistica è l’idrogeno turchese derivato dal gas naturale, che crea un minore impatto ambientale rispetto al carbone, ma richiede una filiera di approvvigionamento energetico sicura e sostenibile.
Sebbene le prospettive siano ancora incerte, l’Unione Europea sta investendo molto nella creazione di una Banca dell’idrogeno per sostenere la produzione e l’importazione di idrogeno rinnovabile.
Da cosa dipenderà veramente il suo impiego su larga scala? Quali sono i presupposti affinché sia economicamente sostenibile? Risponde a queste domande il professor Carlo Mapelli nel podcast STEEL FOCUS – Attualità e futuro dell’idrogeno in siderurgia.




